Ancora galleggiante: guida alle ancore e allo scarroccio

Pubblicato da Unknown il 30/05/2026 00:30 e modificato il 30/05/2026 11:45.

Scegliere la giusta ancora galleggiante può fare la differenza tra una navigazione controllata e una situazione di emergenza: questa guida chiarisce che cos’è, come funziona e quali criteri aiutano a scegliere un’ancora galleggiante adatta alla barca e al tipo di impiego.

L’ancora galleggiante: cos'è, come funziona e come sceglierla

Si tratta di un dispositivo spesso trascurato, ma centrale per la sicurezza dell’imbarcazione. Serve a generare attrito idrodinamico controllato quando mare formato, vento o avaria rendono necessario un maggiore governo dello scafo.

Paracadute di emergenza per barca, fodera giallo-oro e cinghie nere; immagine aggiuntiva mostra confezione e tessuto antivegetativo.

Cos'è un'ancora galleggiante e come funziona

Il suo principio è semplice: trattiene una massa d’acqua e genera attrito, creando un trascinamento controllato per rallentare l'imbarcazione e stabilizzare la rotta tra onde e rollio.

  • Principio idrodinamico: la forma conica si riempie d’acqua e funziona come un freno, opponendosi al movimento della barca.
  • Controllo dell’assetto: aiuta a ridurre deriva, scarroccio e oscillazioni dello scafo, con effetti utili anche in cappa.
  • Materiali: i modelli costruiti in nylon rip-stop o in robusto PVC offrono buona durata e resistenza in ambiente marino.

A bordo, conta il corretto dimensionamento. Per essere efficace, la resistenza sviluppata dovrebbe arrivare a circa il 75% del dislocamento dell’imbarcazione: se le dimensioni sono inferiori al necessario, l’ancora perde efficacia proprio quando serve di più.

Il dimensionamento è già incorporato nel modello ancora galleggiante sea-drogue, realizzato in tessuto rip-stop in nylon con rivestimento PVC doppio gold, nelle dimensioni 800 × 700 mm e indicato per imbarcazioni fino a 8 m di lunghezza. È dotato di bande di traina rinforzate e aperture per i cavi.

Tipologie di ancora galleggiante: paracadute e trascinamento

Una volta chiarito come funziona, resta da distinguere l’impiego. L’ancora galleggiante a paracadute si cala da prua per mettere la barca in cappa, tenere lo scafo controvento e ridurre l’impatto delle onde; il modello da trascinamento, al contrario, si usa di poppa per rallentare la barca durante drifting, traina o altre manovre in cui il motore resta attivo.

  • Ancora a paracadute: da privilegiare quando occorre salvataggio, controllo dell’assetto e contenimento dello scarroccio in mare formato.
  • Ancora a trascinamento: utile per rallentare l'imbarcazione e gestire meglio la velocità di barche impegnate nella pesca o in condizioni di vento sostenuto.
  • Soluzioni evolute: l'ancora galleggiante bicone Seabrake può lavorare anche come antirollio, freno, supporto alla deriva e timone di salvataggio.

La differenza si gioca su come il dispositivo reagisce al mare. Nei modelli bicone, il doppio profilo aumenta il trascinamento con l’aumentare della forza delle onde, mentre gli scarichi alla base contribuiscono a mantenere un comportamento più stabile.

Come scegliere la taglia giusta per la sua imbarcazione

La scelta parte dalla lunghezza dello scafo e dal dislocamento. Scegliere un'ancora galleggiante senza verificare le dimensioni dell’imbarcazione espone a due problemi opposti: poca efficacia se il modello è piccolo, carichi eccessivi su cime e punti di fissaggio se è troppo grande.

La tabella seguente riassume le misure consigliate per alcune barche, con riferimento ai modelli Sea-Drogue e alle ancore bicone Seabrake.

Lunghezza barcaModello Sea-DrogueModello Bicone Seabrake
Fino a 6 m600×530 mm
Fino a 8 mancora galleggiante sea-drogue 800×700 mm
Fino a 10 m1070×1100 mmGP24I (fino a 10,5 m)
Fino a 12 m1350×1400 mmGP30I (fino a 16,5 m)
Fino a 22,5 mGP48I

Quando usare l'ancora galleggiante e come installarla

Una volta scelta la misura, conta l’installazione corretta. L’ancora si usa quando la profondità non permette l’ancoraggio tradizionale, durante un’avaria, con mare grosso o quando occorre rallentare la barca in manovra, mantenendo più controllo su scafo e assetto.

Prima di salpare, conviene preparare cima, punto di fissaggio e recupero. La linea di lavoro dovrebbe misurare almeno cinque volte la lunghezza della barca: una boa sulla cima di recupero aiuta a localizzare il dispositivo e riduce il rischio che finisca nell’elica.

In aggiunta, prevedere un grillo a vite o un moschettone di carico sull'anello di testa, un parabordo elastico intercalato sulla cima se l'assetto è sensibile alle strappatine, e un'ispezione delle cuciture dopo ogni utilizzo in condizioni severe. Dopo l'uso, il risciacquo con acqua dolce preserva tessuto e cuciture; verificare anche lo stato delle bande di traina prima di ogni reimbarco.

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Domande frequenti

Non esiste un obbligo normativo generalizzato. L’ancora galleggiante resta però un accessorio di sicurezza da privilegiare quando la barca naviga offshore o incontra onde formate. Torna utile se la profondità rende impraticabile l’uso delle ancore tradizionali, in caso di avaria al motore o quando serve contenere la deriva verso ostacoli o costa.

La misura di partenza è chiara: almeno cinque volte la lunghezza della barca. Con mare mosso, conviene riferirsi anche al profilo delle onde: la lunghezza ideale della cima arriva a circa una volta e mezza quella dell’onda. A bordo, conta evitare una cima troppo corta, perché riduce l’efficacia dell’ancora galleggiante nel rallentare la barca; una boa sulla cima di recupero aiuta inoltre a localizzare l’attrezzatura e a semplificare le manovre in sicurezza.

L’ancora tradizionale lavora sul fondale e mantiene ferma la barca in un punto preciso. L’ancora galleggiante, invece, opera in acqua e sfrutta l’attrito per rallentare la barca, limitare il rollio e ridurre la deriva anche dove la profondità è elevata.