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Marca: Lalizas
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Marca: Osculati
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Marca: Osculati
I parabordi per barche svolgono una funzione precisa: proteggere lo scafo da urti, sfregamenti e abrasioni durante l’ormeggio in banchina o il contatto con altre imbarcazioni. La scelta corretta dipende soprattutto da lunghezza della barca, altezza di murata e caratteristiche del porto. Il criterio che fa la differenza è collocare il proprio caso d’uso reale: chi ormeggia in un marina riparato ha esigenze diverse rispetto a chi frequenta banchine esposte, affollate o superfici dure.
La vera domanda è quale parabordo protegga meglio nello scenario di utilizzo più frequente. In pratica, a bordo, contano tre fattori: dimensione dello scafo, intensità dei contatti in ormeggio e ingombro accettabile a stivaggio. Su barche piccole o gommoni da 5-6 metri si tende a privilegiare soluzioni leggere e poco voluminose; su imbarcazioni tra 15 e 33 piedi diventa più rilevante la capacità di assorbire urti ripetuti.
Ciò che distingue un parabordo gonfiabile da uno piatto in navigazione e in porto è soprattutto il comportamento sotto carico. Il gonfiabile assorbe meglio gli urti più energici ed è da privilegiare quando la barca lavora contro banchine rigide o con moto residuo. Il parabordo piatto in EVA+PE, invece, occupa meno spazio, non si sgonfia e resiste bene ad acqua, salsedine e idrocarburi.
Nautimarket articola la gamma in tipologie che rispondono a impieghi diversi. L’obiettivo non è scegliere “il migliore” in assoluto, ma il segmento più adatto alla barca e al tipo di ormeggio. Se c’è un solo punto da tenere a mente, è questo: più aumenta il dislocamento o la severità del contatto, più conta la capacità di assorbimento.
In pratica, a bordo, avere due tipologie diverse può essere una scelta razionale: una più compatta per gli ormeggi rapidi e una più assorbente per soste lunghe o banchine impegnative. Ciò che distingue una dotazione ben pensata da una improvvisata è la capacità di adattarsi al porto, non solo alla lunghezza della barca.
La protezione non dipende solo dal corpo del parabordo, ma anche da come viene fissato e mantenuto nel tempo. Un parabordo valido, se legato male o lasciato degradare, perde gran parte della sua efficacia. La vera domanda è quindi anche come renderlo stabile, rapido da posizionare e durevole stagione dopo stagione.
Il copriparabordo è da privilegiare quando la barca resta in posto per settimane, perché riduce usura superficiale e accumulo di sporco. Un sistema di fissaggio rapido, invece, è più utile in porti affollati o durante soste brevi: il tempo di messa in opera si riduce e il posizionamento resta più coerente.
Nel normale ormeggio in banchina o ai pontili, il numero e la posizione dei parabordi incidono quanto la loro tipologia. Su una fiancata, 3-4 punti di protezione sono spesso una base realistica per coprire le aree più esposte. Il criterio che fa la differenza non è abbondare senza logica, ma proteggere prua, centro barca e poppa in funzione del punto di contatto previsto.
Per tender e gommoni fino a circa 5-6 metri, un parabordo piatto può essere sufficiente in molti contesti. Da privilegiare quando l’ormeggio è semplice, il bordo libero è contenuto e serve una soluzione leggera, pronta all’uso. Se invece l’ambiente è aggressivo per salinità, sporco o superfici dure, i materiali che non assorbono acqua né idrocarburi offrono un vantaggio pratico nella durata.
Su barche tra 15 e 20 piedi attraccate in porti con banchine rigide o moto residuo, un parabordo gonfiabile di sezione più generosa offre in genere una protezione superiore. Ciò che distingue queste situazioni dagli ormeggi tranquilli è la quantità di energia da dissipare al contatto. Per questo i modelli più strutturati, come le serie cilindriche o i corpi in poliuretano integrale, hanno più senso su unità medio-piccole già relativamente pesanti.
In pratica, a bordo, si può seguire una logica semplice: per barche da 7 a 10 metri sono spesso adeguati 2-3 parabordi ben distribuiti; per unità più grandi il numero sale normalmente a 4-6. Se l’ormeggio è temporaneo bastano spesso soluzioni compatte; se è prolungato, con rientri frequenti e vicinanza ad altre barche, conviene orientarsi su parabordi con maggiore capacità di assorbimento e fissaggi rapidi, più facili da riposizionare ogni volta.
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