Parabordi barca: guida all'acquisto del parabordo giusto
Il parabordo per barca: guida alla scelta del modello giusto
Proteggere la barca in banchina richiede una valutazione concreta: contano la struttura delle banchine, le dimensioni dello scafo e la frequenza di utilizzo. La scelta del parabordo per barche va quindi calibrata su queste variabili, così da evitare protezioni sottodimensionate o ingombranti oltre il necessario.

Le tipologie di parabordo: gonfiabile, piatto o cilindrico
Nel settore della nautica le forme parabordi disponibili sono numerose: parabordi gonfiabili, modelli piatti, elementi a profilo cilindrico, versioni sferiche e soluzioni a costole. I parabordi piatti in EVA, per esempio, sono da privilegiare quando servono ingombro ridotto e stivaggio semplice.
- Parabordi gonfiabili Polyform F1-F3: assorbono urti decisi contro banchine rigide; la valvola parabordo permette una regolazione accurata della pressione tra 0,15 e 0,2 bar.
- Parabordo piatto in EVA: realizzato in schiuma a cellula chiusa EVA 100% + PE 30%, non assorbe acqua né idrocarburi; il piatto in EVA è disponibile in tre misure fino a 95×31×8 cm.
- Ocean Clip-On in poliuretano: non richiede gestione della valvola e offre assorbimento elevato negli impatti più secchi; il modello A1 è indicato fino a 20 piedi, l'A2 fino a 33 piedi.
Al contrario dei parabordi tradizionali gonfiabili, i modelli in poliuretano integrale evitano il problema degli sgonfiamenti improvvisi. Restano però molto validi anche i parabordi in PVC a costole, utili quando le fiancate hanno linee irregolari o curve pronunciate: seguono meglio il contatto.
Come scegliere il parabordo in base alle dimensioni della barca
La misura conta quanto la forma. Su barche da 5-6 metri può bastare un parabordo piatto compatto per un attracco semplice, mentre il parabordo cilindrico, cioè il classico parabordo tubolare, resta la soluzione più versatile dai 7 metri in su.
| Lunghezza barca | Numero parabordi consigliati | Tipologia raccomandata |
| 5–6 metri | 2 per lato | Parabordo piatto EVA o cilindrico compatto |
| 7–10 metri | 2–3 per lato | Gonfiabile Polyform F2 o Clip-On A1 |
| Oltre 10 metri | 4–6 (prua, centro, poppa) | Polyform F3 o Majoni Blue Head SF6 |
| Gommone | 2 per lato | Rib in PVC o piatto EVA piccolo |
Uno scafo con bordo libero alto richiede volumi più generosi. In questi casi possono risultare utili i parabordi a pera, il parabordo sferico oppure un parabordo cilindrico di diametro superiore. Per unità più impegnative, i Majoni Blue Head SF4, SF5 e SF6 lavorano bene sui punti di appoggio più esposti.
Un gommone beneficia spesso di elementi compatti e facili da spostare, mentre i parabordi per barca destinati a scafi più alti devono coprire meglio la fascia di contatto lungo le fiancate.
I sistemi di fissaggio e gli accessori per ogni parabordo
Scelto il modello, serve un assetto corretto. Il fissaggio parabordi parte dal supporto adatto: i portaparabordi da pulpito in nylon PAG consentono una regolazione rapida su cime parabordi da Ø6-10 mm, mentre i Fender Flutes eliminano i nodi e si montano su tubi 22/25 mm o draglie 6/8 mm.
In aggiunta, clip rapide per battagliola e morsetti tondi in inox per tubi Ø22/30 mm migliorano stabilità e resistenza alla salsedine. Gli accessori per parabordi comprendono anche cime in poliestere ad alta tenacità nei diametri Ø6, 8 e 10 mm, utili sia per parabordi per banchina sia per l’uso quotidiano su parabordi per barca. A bordo, conta la rapidità di regolazione.
La manutenzione e la durata del parabordo nel tempo
Una protezione efficace dura di più se viene pulita con regolarità. Le calze per parabordi e il copriparabordo Fendress riducono abrasione superficiale e rumore durante l’ormeggio prolungato, soprattutto quando l’imbarcazione resta ferma per settimane.
Non appena un modello gonfiabile perde pressione, conviene controllare subito la valvola parabordo: le valvole di ricambio Plastimo Performance, in confezione da 6 pezzi, consentono di ripristinare il funzionamento senza sostituire l’intero corpo. Avere una dotazione coerente con gli approdi abituali evita improvvisazioni al momento dell'ormeggio.
Tenere a bordo una soluzione compatta per soste rapide e una più protettiva per permanenze lunghe risponde a due esigenze distinte che raramente si sovrappongono. La differenza si gioca su misura, posizione e frequenza d’uso.
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Domande frequenti
Il numero di parabordi da predisporre cambia in base alla lunghezza dell’unità e a come il bordo appoggia in fase di ormeggio. Per barche da 5-6 metri, in pratica, sono adeguati 2 elementi per lato, collocati nei punti di contatto più probabili con la banchina.
Per scafi da 7 a 10 metri è preferibile salire a 2-3 parabordi ben distribuiti. Oltre i 10 metri, il riferimento passa a 4-6 unità tra prua, centro e poppa: a bordo, conta la copertura delle zone esposte. Utile anche un ricambio sempre disponibile, soprattutto se serve proteggere la barca in manovre ravvicinate.
La differenza si gioca su struttura e impiego. Il parabordo gonfiabile, come i Polyform F1-F3, lavora con una camera d’aria interna e assorbe urti più energici; per questo richiede una pressione di gonfiaggio compresa tra 0,15 e 0,2 bar.
Al contrario, il parabordo piatto in EVA non richiede gonfiaggio. Il modello in EVA non assorbe acqua né idrocarburi e si presta bene a soste brevi, affiancamenti frequenti e stivaggio compatto. Da privilegiare quando serve rapidità di impiego, mentre il gonfiabile resta indicato con banchine rigide o moto residuo.
Per l’ormeggio, i portaparabordi in nylon PAG o i Fender Flutes consentono di regolare l’altezza senza nodi complessi e anche con una sola mano.
In aggiunta, i clip rapidi per tubi da Ø22-25 mm o per cavi da Ø12 mm mantengono il parabordo in posizione anche nei porti più stretti. Prima di salpare o di restare in banchina per lungo tempo, conviene verificare un dettaglio preciso: nei modelli gonfiabili la valvola va orientata verso il basso per tutta la durata dell’ormeggio.
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